Il setino Daniele Nardi in vetta al mondo

Il setino Daniele Nardi in vetta al mondo
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S’intitola “In vetta al mondo” ed è l’ultima “fatica” con cui lo scalatore Daniele Nardi, ambasciatore dei diritti umani del mondo, continua a trasmettere emozioni. Ospite del Panathlon Club International di Latina, associazione della quale è socio onorario insieme ad Ilaria Molinari, sua amica campionessa di apnea ed autrice della prefazione, hanno presentato questa suggestiva opera in una serata a loro dedicata: Daniele Nardi, da cosa nasce l’idea per lacreazione di “In vetta al mondo”?

“Dal desiderio di voler trasmettere le esperienze di uno sport tanto affascinante quanto rischioso come l’alpinismo e quanto io abbia vissuto molto vicino proprio sulle vette più affascinanti del mondo. La spinta decisiva per portarlo a compimento è arrivata dopo essere stato ospite del mio amico e giornalista di Radio 24 Dario Ricci, che dopo avermi invitato per un’intervista, mi ha trasmesso l’entusiasmo di scrivere e raccontare le mie esperienze ed a quattro mesi dall’esserci incontrati in quel di Milano l’abbiamo completata. E’ un libro che racconta principalmente degli 8125m del Nanga Parbat, affrontati nei mesi invernali in stile alpino, ovvero senza pesi sulle spalle che contribuiscono a dare maggiore equilibrio”. Daniele Nardi 2Si è soliti usarla come metafora, ma affrontare la scalata di una montagna può essere accostata all’impegno per superare le difficoltà della vita? “Direi proprio di sì, ed è quello che ho scritto anche sulle pagine del mio libro, dove ho voluto descrivere anche i momenti di difficoltà come la morte del mio carissimo amico Stefano sul K2 ma anche i momenti ricchi di emozione come l’aver fatto di tutto per portare sulle vette più alte del mondo la bandiera dei diritti umani”. E la collaborazione con Ilaria Molinari? “E’ nata dall’interesse comune per gli sport estremi. Ho conosciuto Ilaria in un periodo della mia vita che, dovendo riabilitarmi dopo un infortunio, avevo deciso di dedicarmi al mare imparando a conoscerlo più da vicino; ed essendo lei una sportiva, che come me vive di adrenalina, chi meglio di lei per introdurre un libro come “In vetta al mondo”? L’idea, infatti, era quella di fare un parallelo fra mare e montagna, poiché scalare una montagna, presuppone una preparazione ed una concentrazione che per lunghi tratti rasenta quella per andare in apnea: un solo respiro iniziale per poi far affidamento all’ossigeno”. C’è una montagna più difficile tra quelle che hai scalato? “Non è semplice indicarla perché, ogni montagna ha le sue difficoltà e noi del mestiere non andiamo mai a cercare cose facili. Per citarne qualcuna, direi che il K2, i monti dell’India ed il Nanga Parbat che non ho ancora completato, sono in media le cime più ardue da raggiungere”. Quale altra impresa hai in cantiere? “L’obiettivo più imminente è completare la scalata al Nanga Parbat e per questo mi alleno almeno due volte al giorno in montagna, alternando anche delle sedute di atletica, la mattina. I miei sono allenamenti che richiedono, oltre ad un’ampia concentrazione mentale, sforzi delle parti superiore ed inferiore del corpo”. Cosa ti sentiresti di dire ad un giovane che vuole iniziare ad affrontare questo sport? “Direi di apprendere molto dall’arrampicata sportiva da svolgere in un ambiente protetto e poi di dedicare tanta passione a cominciare dalle semplici escursioni per poi così giungere fino all’alpinismo estremo. Qualcosa di molto rischioso ma anche di stupendo, che ripaga i sacrifici fatti attraverso le emozioni di un viaggio sulle vette più importanti del mondo”.


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