La fotografia pittorica di Carlo Picone

La fotografia pittorica di Carlo Picone
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Carlo Picone, nato a Priverno nel 1955, è un fotografo attivo dal 1980 e da oltre quarant’anni conduce ricerche visive legate al territorio, al paesaggio e alla memoria collettiva. Laureato in Economia e Commercio, ha affiancato all’attività fotografica un costante impegno culturale, giornalistico e formativo. Ha realizzato mostre, progetti e pubblicazioni, operando prevalentemente nell’area lepina e nella provincia di Latina. Carlo Picone si avvicina alla fotografia pittorica tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, intraprendendo un percorso di ricerca che prosegue con continuità negli anni successivi. La sua indagine si concentra su una forma espressiva della fotografia caratterizzata da evidenti effetti pittorici, distinta dal Pittorialismo storico di fine Ottocento e primo Novecento, al quale pure si collega per affinità culturali ma dal quale si differenzia per intenti, tecniche e risultati estetici. Il Pittorialismo, sviluppatosi soprattutto nei circoli fotografici europei e americani dell’ultimo decennio dell’Ottocento, privilegiava il bianco e nero, toni morbidi e contrasti attenuati, trovando riferimenti significativi nelle opere di O.G. Rejlander, H.P. Robinson e successivamente nella fotografia naturalistica di P.H. Emerson. La fotografia pittorica di Picone, pur dialogando idealmente con quella tradizione, si sviluppa attraverso una sperimentazione più libera e contemporanea, soprattutto sul piano cromatico e tecnico. Il fotografo si ispira inizialmente alla fotografia naturalistica, concentrandosi su piante, fiori, alberi e paesaggi. Dopo una prima conoscenza degli effetti pittorici ottenibili tramite mosso, zoomate e panning, la svolta avviene con l’uso di lenti addizionali applicate alla fotografia di piante e fiori. A questa fase segue la sperimentazione delle sovrapposizioni, tecnica che consente a Picone di elaborare immagini di forte suggestione visiva. Proprio attraverso la sovrapposizione di scatti realizzati durante una lunga ricerca sui fiumi dell’Italia centrale, nasce il progetto intitolato Imaginary landscapes of rivers, in cui il paesaggio reale si trasforma in una dimensione immaginaria e pittorica. Parallelamente, Picone entra in contatto con le immagini floreali di Dennis Stock, celebre fotografo dell’agenzia Magnum, esperienza che lo stimola ad avviare una ricerca personale sullo stesso tema. A differenza di Stock, che viaggia in diverse parti del mondo, Picone sceglie di concentrarsi sul territorio a lui più vicino, i dintorni del suo paese natale, Priverno. Dal punto di vista tecnico, mentre Stock utilizza obiettivi differenti, Picone lavora esclusivamente con un obiettivo catadiottrico 500 mm f/8, conducendo in contemporanea una ricerca sui fiori di campo e una sui papaveri delle campagne circostanti. Successivamente l’attenzione si sposta sul Parco di San Martino, a pochi chilometri dal centro abitato di Priverno. In questa fase il fotografo alterna l’uso di vari obiettivi alla ripresa con il 500 mm catadiottrico, continuando a esplorare nuove possibilità espressive legate agli effetti pittorici. La ricerca prosegue poi con la scoperta delle sovraesposizioni e delle doppie esposizioni, tecniche attraverso le quali realizza ulteriori progetti dedicati ad alberi, foglie, fiori e paesaggi. Le immagini, sempre a colori, si distinguono per risultati visivi differenti: le sovraesposizioni generano effetti che richiamano l’acquarello, mentre le doppie esposizioni producono immagini caratterizzate da una morbidezza e da sfocature volutamente inverosimili. Tecniche spesso scoperte in modo casuale, ma che trovano compimento grazie alla fantasia e alla capacità immaginativa dell’autore, diventando strumenti fondamentali di un linguaggio fotografico personale, in cui la realtà naturale si trasforma in visione poetica.


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