Buon Compleanno Latina

Buon Compleanno Latina
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Tre giorni di presentazioni, incontri, dibattiti e riflessioni per festeggiare Latina, si comincia  venerdì 18  fino a domenica 20 al chiostro Stoà via Cesare Battisti, saranno tre giorni di discussione, animati anche da forti polemiche e considerazioni diverse, organizzati dall’agenzia di comunicazione ego. Il debutto Venerdì 18  alle 17.00 con  l’incontro “Le Città del giallo”, un marchio nazionale che racchiude tutti i festival e i premi letterari di genere sparsi in Italia. La prima tappa di questa griffe si svolgerà proprio a Latina. ‘Le Città del Giallo – Le città hanno un’anima?’ si partirà dall’assunto che le città hanno un’anima, ma a volte la loro anima è perversa, non è ingentilita dai buoni sentimenti, è pervasa da cattivi pensieri e azioni criminose. Come i crimini sono generati dalle città e come le città sono influenzate dai crimini? Oppure, ci può essere in una città, come fosse un protagonista di un noir? Può albergare il bene e il male in una stessa anima? Se ne parlerà con autori, sceneggiatori, giornalisti e scrittori, ma con l’apertura di un testimone d’eccezione, un rabdomante dei sentimenti che pulsano nelle città, l’architetto Omero Marchetti. Nel corso del pomeriggio sarà presentato il Bando di Narrativa Nazionale “Viaggio nelle città nuove”.  Partecipare gli autori dovranno scrivere un racconto – di qualsiasi genere – ambientato nelle città di fondazione create dal regime fascista, proprio durante il periodo del Ventennio. I finalisti saranno raccolti in un’antologia, che sarà presentata durante la X edizione di Giallolatino. A seguire gli interventi di tutti gli ospiti: da Diego Zandel a Giulio Leoni, da Enrico Luceri a Andrea Franco, da Giorgio Bastonini a Pierluigi Felli, da Alessandro Vizzino a Alessandro Maurizi, da Mauro Valentini a Bruno Di Marco, da Daniela Rindi a Paolo Tagliaferri, da Massimo Mongai a Fabio Mundadori, da Errico Passaro a Massimo Pietroselli fino a Nicola Verde. L’incontro sarà condotto dalla fashion blogger Stefania De Caro. Sempre venerdì ma alle 18.30, una città tirata su in 6 mesi. Un progetto disegnato in 48 ore. E quell’amore, un po’ tiepido all’inizio, dirompente tra il suo creatore e la città, tra il Duce Mussolini e Littoria, futura Latina. Il libro fotografico “Littoria, la prediletta del Duce” (ego edizioni, pp 200), una galleria di fotografie e di giornali dell’epoca che testimoniano tutte le volte che il capo del governo del regime fascista Benito Mussolini venne a Littoria. Ma non è chiaramente un libro agiografico, è un album storico, redatto e confezionato da Cesare Bruni, collezionista e appassionato delle Paludi Pontine e dell’Agro redento, e da Gian Luca Campagna, giornalista. “In un mondo (quello italiano) dove si gareggia per andare a rilento l’epopea fascista legata alle città nuove può essere interpretata cover_non_ci_resta_che_ridere_singolacome la sublimazione dell’arte italica di arrivare prima degli altri quando l’impegno e la costanza si uniscono alla creatività di un popolo per natura, purtroppo, indolente” – sottolinea Gian Luca Campagna, che è curatore anche di questa collana – “Quando si cita la parola Duce, Mussolini, Littoria ecco che l’argomento diventa scottante, quasi incombesse un anatema verso chi pronuncia quei termini, tant’è che non è stata concessa la sala dell’Opera nazionale combattenti per la presentazione del volume il 18 dicembre, trattandosi di un museo legato all’amministrazione comunale. Ha il sapore grottesco questo no, perché quella è una struttura dove è stata fondata la città e indissolubilmente legata alla sua data di nascita: ancora una volta Latina perde un’occasione per fare pace con se stessa, per guardare al passato come si guarda al passato e cioè col sapore della storia e nulla più. Può forse avere futuro una città che non riesce a scrollarsi di dosso i ‘fantasmi’ di un passato di cui non ha comunque colpa? Come al solito domina l’ipocrisia. E a Latina viene coltivata in abbondanza in modo perenne”. Il Duce Mussolini forse non s’era innamorato a prima vista di Littoria. L’aveva osservata in lontananza con una sufficienza dettata dal flop delle prime città di fondazione sorte in Sicilia, tant’è che aveva ceduto l’atto della primogenitura al deputato Orsolini Cencelli, che il 30 giugno del 1932 aveva posato la prima pietra per la fondazione di quello che comunque doveva essere un grande centro agricolo, con attorno borghi e villaggi satelliti. Ma poi il Duce se n’era innamorato, al pari delle belle donne che evidentemente già possedevano i cromosomi futuri di quelle splendide creature che sono oggi le donne pontine. E per questo Benito Mussolini non aveva resistito al fascino dell’Agro Pontino: vi tornò diverse volte, in diverse pose, dalla mietitura ai discorsi, dalle adunate alle inaugurazioni di edifici e industrie, ponendola sempre come esempio futuro per un’Italia che tra tanti interrogativi e molte difficoltà forgiava una propria dignità nel microcosmo dell’autarchia. Cesare Bruni, collezionista e appassionato di cimeli, oggetti, immagini, documenti legati al periodo fascista di Littoria, invece ha sempre frequentato ambienti della destra radicale, tant’è che la sua passione politica poi è sfociata anche nel ruolo di consigliere comunale (prima nelle fila di Alleanza Nazionale e indipendente, poi). Dice l’ex consigliere comunale di Latina: “Mentre, lo scorso aprile, nel 70° dell’uccisione di Mussolini, allestivo la mostra sulla sua vita, dal socialismo attraverso l’interventismo e la  guerra fino al fascismo e a Piazzale Loreto, guardando le decine di quotidiani, di riviste, di foto e cartoline che ritraevano il Duce a Littoria e nell’Agro Pontino, mi sono reso conto una volta di più del legame speciale e unico che si creò tra Mussolini e Littoria. Un legame certamente non così stretto nel momento iniziale del concepimento della città ma che, indubbiamente, dall’autunno del 1932 in poi non cessò mai di alimentarsi e di crescere. Il regime fascista ed il Duce fecero della ciclopica opera di bonifica e redenzione delle paludi pontine e della costruzione delle città nuove il maggior biglietto da visita dell’Italia nuova e moderna. E le tante visite di Mussolini, accompagnate da tutta l’imponente ed efficiente macchina propagandistica fascista, resero l’opera di bonifica e costruzione una vera epopea, donando a Littoria una storia unica ed importante, anche se breve nel tempo. Nel dopoguerra il ruolo di Mussolini in questa storia sparisce perché sparisce la storia stessa di quest’epopea, facendo solo saltuariamente capolino qua e la. Mi venne in mente allora, in aprile alla mostra, l’idea di un’iniziativa, piccola e senza alcuna velleità, che attraverso le immagini, riscoprisse quel legame tra il Duce e Littoria ed insieme facesse riemergere quel pezzo di storia che fece di Littoria una città straconosciuta in Italia e all’estero. Anche questo legame speciale è stato ed è parte della storia di questa città e come tale va restituito alla storia”.
Sabato 19 alle 17.00  come si viveva prima della bonifica. “Come eravamo. E come siamo oggi”, come si viveva durante i lavori per trasformare le Paludi Pontine nell’Agro redento e come furono create le città nuove per farci vivere l’uomo nuovo. I rapporti tra i nativi e i primi immigrati italiani: ecco un altro aspetto ricco di fascino della bonifica idraulica voluta dal regime fascista. Ma l’ondata di immigrazione non s’è arrestata. È continuata. E Latina è stata la prima città a fregiarsi del titolo di realtà urbana globalizzata: il boom economico ha attratto anche le popolazioni del Sud Italia, ma prima ancora i profughi dalmati e istriani, poi quelli cacciati dalla Tunisia e dalla Libia, poi sono arrivati i rifugiati dell’Est oltre la cortina di ferro, poi gli albanesi, poi i profughi della Jugoslavia dilaniata dalla guerra balcanica, ancora i lavoratori del Punjab. Interverranno il giornalista e professore Mario Tieghi autore de ‘Quando la terra era promessa’, il giornalista e professore Antonio Polselli autore de ‘Latina bene culturale’, il giornalista Felice Cipriani autore de ‘Il fattaccio di Maenza’ , l’architetto Luca Falzarano autore de ‘Tutta la provincia di Latina’, Angela Percopo e Patrizia Guadagnino, relatrici, rispetto alle nuove ondate di immigrazione avvenute nel Dopoguerra.
Domenica 20 alle 17.00 sarà la volta della tavola rotonda “La città del domani” ,  organizzata per un confronto politico con i papabili candidati a sindaco di Latina o con i rappresentanti delle singole forze partitiche che ancora oggi non hanno sciolto le riserve. Inizialmente ogni candidato avrà 4 minuti a disposizione per presentare la sua idea di città, successivamente i moderatori Gian Luca Campagna e Alga Madia condurranno il dibattito tra le parti entrando nel vivo, evitando polemiche sterili ma cercando di alzare il livello come si confà a una città che è, esclusa Roma, la più grande del Lazio, una delle regioni traino dell’Italia. Latina è, così, una città destinata a restare cuscinetto tra Roma e Napoli, è destinata a percorrere il viale del tramonto industriale, a camminare sulle macerie dei sogni di un Lido che non è mai decollato, destinata ai conflitti tra le parti che governano a discapito della collettività? Esiste un’idea nuova di città? O i sogni di riscatto devono restare confinati nel cassetto? Saranno presenti i rappresentanti del Partito democratico, di Forza Italia, del Nuovo centrodestra, di Fratelli d’Italia, del Movimento 5 Stelle, de I Forconi, il gruppo di Gianni Chiarato, quello riunito sotto il nome di Angelo Tripodi e Noi con Salvini. Alle 18.30 si terrà la presentazione del libro di vignette satiriche “Non ci resta che ridere’ di Enzo De Amicis”. La vita di una società, circoscritta come quella pontina, scandita con vignette satiriche. Da una matita d’eccezione, quella di  Enzo De Amicis, medico e politico di Latina che scandisce la vita del capoluogo nell’ultimo anno e mezzo, così ricco di episodi e aneddoti in un tascabile godibile, che è già un cult. De Amicis ha raccolto i suoi umori, le sue riflessioni, le sue visioni diritte (e storte) dettate da un’oggettiva quotidianità attraverso un tascabile in cui rivive la satira di una società in continua evoluzione, anche se sarebbe il caso di utilizzare un termine più appropriato che risponde a involuzione. Così Enzo De Amicis, che a scuola fu espulso per disegni caricaturali verso i propri professori, è oggi autentico veritiero termometro della società civile pontina, confezionando in maniera assolutamente obiettiva un centinaio di vignette ironiche e corrosive (ma mai volgari) che ritraggono alcuni aspetti più controversi della recente storia della città-capoluogo, scandendone i tempi, i modi, le manie, i vizi privati e le pubbliche virtù. Un anno e mezzo così è raccontato coi i suoi personaggi e i suoi fatti salienti, strappando sorrisi e innumerevoli spunti di riflessione.


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