Si è conclusa la nona edizione del Festival Pontino del Cortometraggio.

Circa 60 i corti proiettati su 498 pervenuti da ogni parte del mondo. Il Festival quest’anno è stato magistralmente presentato da due giornaliste pontine, Memi Marzano e Marianna Parlapiano e da un giovane bravo attore locale Alessandro Fiorenza. Tutti e tre con giustificata emozione e tanta professionalità, hanno guidato, senza mai deragliare, le sei serate all’interno del suggestivo giardino comunale. La tenace Mary Drigo, ideatrice della manifestazione e presidente dell’Associazione La Domus, non ha lasciato nulla al caso, coinvolgendo anche le eccellenze locali e ospitando a Latina molti giovani cineasti e artisti provenienti da tutta Italia. Un modo, per esaltare la nostra amata città e promuovere, perché no, il nostro splendido territorio.

E allora ecco i premiati: Miglior Corto Pontino: 11°COMANDAMENTO NON DEVIARE, di Daniele Santamaria Maurizio. Corto Africa: LETTERA A SASHA di Andoni-Reverte, Barcellona. Miglior Sceneggiatura: PRE CARITA’ di Flavio Costa, Roma. Premio Lazio Giovani: LA LEGGE DI JENNIFER di Alessandro Capitani, Roma. Miglior Film Italiano: MATILDE di Vito Palmieri, Bologna. Miglior Film Internazionale: THE LEGEND di Màrton Szirmai, Ungheria. Miglior Regia: OROVERDE di Pierluigi Ferrandini, Bari. Miglior Fotografia: EL OTRO di Jorge Dorado, Barcellona. Premio Video Arte: MICROBIOMA di Abbate-Eleuteri Serpieri, Roma. Menzioni Speciali: MIGLIOR REGIA FEMMINILE – GENESI di Donatella Altieri, Bari. Miglior Animazione: O XIGANTE di Luis Da Matta Almeida, Barcellona. Miglior Corto Press: UNA VOLTA FUORI di Renato Chiocca, Latina; Miglior Corto Dal Pubblico Italiano: I FRUTTI SPERATI di Ezio Maisto, Cagliari; Miglior Corto Dal Pubblico Internazionale: DEAD REAVER di Tim Huebschle, Namibia. Nulla da eccepire quindi all’organizzazione e forse anche alle premiazioni, qualche piccola critica mi permetto, però, di farla alla selezione dei corti. Grande spazio alle tematiche sociali attuali, grande difficoltà però nel comunicarle. Troppo intricate a volte, quelle splendide storie di vita quotidiana; molto spente le ambientazioni e poca, troppo poca, sempre a parer mio, ironia. Non ho quasi mai riso, non che sia obbligatorio ridere intendiamoci; ma cambiare espressione del viso, arcuando le labbra all’insù, almeno un paio di volte in quattro ore di spettacolo, penso faccia davvero bene. Sono dura forse nella critica ma ero lì che tentavo in ogni modo di seguire al meglio tutte le proiezioni, frutto indiscutibile di tanto lavoro e di tanto studio ma forse poco aperte ad un pubblico eterogeneo, curioso e assetato d’immagini, che chiusa la porta di casa, lasciato il luogo di lavoro e i problemi da un’altra parte, desiderava in cuor suo tanta spensieratezza. Senza ipocrisia ringrazio, con un sorriso, il Festival e mi auguro continui a produrre eccellenze e colorate emozioni.

Luisa Belardinelli

 

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