Sempre più italiani nelle mense della Caritas, il Vescovo lancia l’allarme!

Non solo lavoratori che hanno perso il posto, ma anche genitori schiacciati dal costo economico di una separazione. Dal 2007 al 2012 la popolazione che si è rivolta alla Caritas per affrontare le spese correnti è cresciuta del 14%. E’ la nuova povertà che emerge dai dati della Caritas Diocesana. La situazione è sempre più grave: nel 2012, al Centro di ascolto della Caritas, si sono rivolte tantissime persone disperate in cerca di lavoro e di una casa. Il fatto è che se prima a rivolgersi a queste strutture erano principalmente immigrati senza punti di riferimento ora la crisi bussa anche a categorie fino a qualche anno fa al riparo dalla povertà. Lavoratori che hanno perso il proprio impiego, padri separati senza un posto dove dormire.

I poveri cambiano e crescono. Alla grave povertà di beni materiali che lentamente sta tornando a crescere, si aggiunge la nuova povertà: famiglie cosiddette normali, spesso monoreddito, drasticamente penalizzate dalla crisi economica, dalla perdita del lavoro, dalla precarietà dei nuovi contratti. Su questo purtroppo attualissimo argomento è intervenuto anche il Vescovo di Latina, Monsignor Giuseppe Petrocchi, che nei giorni scorsi ha lanciato un vero e proprio allarme. “La richiesta di aiuto da parte di famiglie che fino a poco tempo avevano una vita dignitosa – afferma il Vescovo – cresce ed aumenta anche in provincia di Latina. Sono quasi 4 mila le persone – continua Monsignor Petrocchi – che abbiamo incontrato nei nostri centri presso le parrocchie. I nuovi poveri sono sempre più italiani, nostri connazionali. Ci sono famiglie intere – spiega il Vescovo di Latina – che vengono a mangiare alla mensa Caritas, che sono diventate “povere” all’improvviso perché magari il capo famiglia, unico a lavorare, ha perso il posto”. E la questione qui si fa molto delicata poiché, solo in provincia di Latina negli ultimi 3 anni, e solo per quanto riguarda l’edilizia, duemila operai hanno perso il posto di lavoro. Il lavoro scarseggia e non è facile dare da mangiare ai propri figli, pagare affitti e mutui, comprare libri e vestiti, pagare le bollette. Insomma la situazione sta diventando ormai insostenibile e i più fortunati tornano a casa da mamma e papà.

E sì perché se una volta gli anziani erano visti come un “peso”, ora sono una risorsa e spesso sono loro, con le loro pensioni, a mantenere ancora i figli. Questo fenomeno sta crescendo, ancora di più, nei casi di genitori separati. Anche chi lo stipendio ce l’ha, ma si separa, spesso finisce per vivere in povertà dovendo dare gran parte del mensile all’ex moglie e ai figli. Per non parlare poi degli immigrati. “Anche loro rappresentano le nuove povertà – afferma Monsignor Petrocchi. Gli stranieri spesso, dopo il tanto atteso ricongiungimento, si rendono conto che non riescono a tirare avanti. Dobbiamo aiutarli – aggiunge il Vescovo – perché altrimenti rischiamo di ritrovarci con delle generazioni di persone umiliate ed arrabbiate con gravi conseguenze sul benessere sociale di tutti”.

Monsignor Petrocchi si dice, dunque, molto preoccupato per questo malessere crescente che sta affliggendo la nostra società e parla anche di altre conseguenze che investono le famiglie. “Quando si perde il lavoro o quando si è precari, quando non si riesce più a mantenere la famiglia o a pagare il mutuo di casa, si subisce un grosso scossone che tocca la dignità delle persone. La rete delle parrocchie – aggiunge Monsignor Petrocchi – rappresenta un sensore sociale, un centro di ascolto, dove arrivano le richieste di sostegno. La diocesi ha avviato – spiega il Vescovo – una serie di servizi a partire dal Consultorio Diocesano dove sono già operative 12 psicoterapeute”.

Il problema è che a causa del nuovo stato di povertà e di difficoltà economiche, sempre più coppie sono in crisi. Solo nell’ultimo anno sono state 560 le persone che si sono rivolte ai centri di ascolto della Diocesi perché avevamo bisogno di aiuto, ma non potevano permettersi uno specialista. I consultori gratuiti possono aiutare anche per i problemi individuali. “Il fattore depressivo in questi casi – commenta Monsignor Petrocchi – causa ansia, attacchi di panico che esplodono di fronte a problemi professionali ed economici”. Negli ultimi anni anche l’uso degli psicofarmaci è aumentato del 130 per cento. “Dobbiamo impegnarci tutti per scongiurare il pericolo – conclude Monsignor Petrocchi – che questa situazione non sfoci in fenomeni di devianza”.

Il prossimo 17 febbraio il Vescovo incontrerà le coppie di fidanzati, le famiglie di domani, per spiegare loro che iniziare insieme un cammino non è facile e che alla base di tutto, per il buon andamento della famiglia, c’è prima di tutto la comunicazione tra coniugi che, oggi, troppo impegnati a risolvere i problemi quotidiani, parlano sempre meno.

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